Pietra Marko Tavčar

Pietra Marko Tavčar

Il Carso somiglia ad un amico che credi di conoscere, quasi un fratello di sangue, che ad un tratto ti sorprende – con un lampo, una folgorazione – ti spiazza svelando un lato nuovo, un mosaico di inedite sfaccettature. Sono qui di nuovo, in una mattina di febbraio, una mattina piena di sole che inonda i prati giallastri di sterpi e i vigneti che dormono il lungo sonno d’inverno. Non sorride mai, il Carso, ma nella luce del giorno pare meno scontroso. Ruvido sempre, come i contadini che ti squadrano da sotto il berretto, masticando un filo d’erba, mentre percorri adagio l’unica strada che attraversa il paese. Marko Tavčar mi aspetta davanti alla casa di famiglia, a Kreplje. E’ un ragazzo robusto, affabile. Parla un italiano stentato, ma si fa capire. Diplomato cuoco, dell’Italia adora il risotto e la cultura del buon bere. Una decina d’anni fa ha mollato tutto, per lavorare le vecchie viti di famiglia. Ha fondato PIETRA, giostrandosi con due ettari di vigneto sparsi nella zona di Dutovlje, la magna mater del Terrano – secondo taluni, l’unica zona in cui si può parlare di Terrano.
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