Eugenio Rosi

Eugenio Rosi

Io credo di avere scelto di fare il vino per stare in campagna, da sempre.
Eccoli, ancora, i ricordi. Quando avevo l’età dell’asilo, e all’asilo di anni se ne hanno pochi, meno di sei, i giorni più belli che mi tornano in mente sono quando non ci andavo, all’asilo, e potevo andare in campagna.
Quando di anni ne avevo 10 anni andavo da solo in campagna, partivo e via, non ero obbligato ma mi piaceva moltissimo.
Credo che la passione, questo tipo di legame ancestrale, sia fondamentale se non ci fosse, se non si avvertisse dentro uno non farebbe questo lavoro.
Io ho sempre lavorato in Vallagarina e questa mia terra non è solo terra ma è anche le persone che ci vivono.
Per me un’agricoltura industriale non può funzionare, io mi sento un viticoltore artigiano. L’artigianalità ti consente di vivere per interpretazioni personali, di vivere personalmente, senza protocolli, sulla corda delle sensazioni.
Fare il contadino è un lavoro che bisogna imparare a fare, che bisogna essere capaci di fare ma che in dono ti porta la possibilità di interpretare ciò che fai.
Quel che più conta, però, è il rapporto con le persone, a volte si trascurano proprio quelle a noi più vicine perché si è presi da mille impegni.
E poi dare tutto senza farlo pesare, nella semplicità dei gesti, così il cerchio si chiude.

Eugenio Rosi

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